Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

Immagine
Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Antiossidanti e Alzheimer, procede la ricerca italiana

Antiossidanti e Alzheimer, procede la ricerca italiana

Presto in commercio il primo nutraceutico basato su un derivato biodisponibile del glutatione. 
E intanto tra Firenze e Pisa due nuove ricerche e un test diagnostico per la capacità antiossidante.
 È opinione ormai consolidata che lo stress ossidativo sia associato a numerose patologie più o meno gravi, fra cui il morbo di Alzheimer, il parkinsonismo, le malattie cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2. 
Come già avevamo raccontato qualche mese fa, un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze ha messo a punto un nuovo antiossidante, che potrebbe giocare un ruolo importante nelle dinamiche implicate dalla malattia di Alzheimer. 
Abbiamo chiesto qualche aggiornamento sullo stato dell’arte a Gianfranco Liguri, che ha coordinato lo studio in questione, in particolare sul nuovo nutraceutico, cioè un integratore nutrizionale, che potrebbe essere in commercio già nel 2015, basato proprio sui risultati di
studi pubblicati su Free Radical Biology & Medicine e altre riviste scientifiche internazionali.
“Il nostro lavoro è frutto di oltre dodici anni di ricerche – spiega Liguri – per mettere a
punto una tecnologia derivata dal glutatione, il nostro più potente antiossidante fisiologico. Questo nuovo nutraceutico è in grado di risolvere i problemi della somministrazione del glutatione come tale, che sono sostanzialmente la digestione cui va incontro questa molecola nel canale alimentare, e il fatto che essa non riesce ad attraversare la membrana cellulare, rimanendo al di fuori della cellula.

 Quello che abbiamo fatto è stato associare al glutatione un acido grasso poliinsaturo che fungesse da cavallo di troia per far entrare l’antiossidante all’interno della cellula.”
 Questa tecnologia è stata da poco brevettata e potrebbe essere in commercio già fra qualche mese, una volta ottenuto il placet del Ministero della Salute.
“Il nostro non è un farmaco, semplicemente un integratore alimentare, una capsula – precisa Liguri – che svolge la funzione del glutatione non presentando le stesse criticità.
 Si tratta, in effetti, di una combinazione di due antiossidanti, che proteggono proteine, DNA e lipidi cellulari, con attività antinfiammatoria, entrambi di origine naturale. 
Non essendo un farmaco, il suo percorso verso la commercializzazione è più semplice e diretto rispetto a quello richiesto per i farmaci.”

Questo primo risultato pratico non significa certo che la ricerca sul tema antiossidanti-Alzheimer sia finita. 
Sempre in Toscana sono in fase di avvio, al momento, altre linee di ricerca. 
La prima, in collaborazione con il CNR di Pisa, ha come obiettivo la validazione di questo nuovo prodotto in pazienti con sindrome metabolica. 
Il secondo studio clinico coinvolge, in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Firenze, pazienti malati di Alzheimer nella fase iniziale della malattia – spiega Liguri – che verranno divisi in due gruppi, uno che verrà trattato con il nuovo nutraceutico, l’altro con placebo, in modo da precisarne meglio l’efficacia.
 Il risultato atteso da entrambi gli studi è un rallentamento significativo, o un arresto, della progressione delle patologie nei gruppi trattati rispetto a quelli di controllo.

Un aspetto interessante di questa nuova tecnologia è che essa è frutto di una ricerca totalmente e unicamente italiana. 
“Una molecola questa – precisa Liguri – mai prodotta altrove”. 
Così come toscano è il primo test diagnostico su sangue intero per misurare la capacità antiossidante di un individuo, messo a punto in collaborazione con il chimico Riccardo Ciuti, brevettato un anno fa e già utilizzato nel settore sportivo. 
Il test utilizza una piccolissima goccia di sangue ottenuta dal dito e permette, in un minuto, di individuare I soggetti i cui tessuti possiedono una bassa capacità antiossidante e che, perciò, possono beneficiare della integrazione nutrizionale con antiossidanti.

“Non esiste al momento una cura per l’Alzheimer e le altre patologie degenerative come le malattie cardiovascolari” continua Liguri.
 “Quello che possiamo fare oggi è lavorare in senso preventivo, da un lato nella direzione di una diagnosi precoce della malattia, dall’altro sullo stile di vita delle persone per ridurre al minimo i fattori di rischio come fumo, obesità, cattiva alimentazione, sedentarietà. Certamente è utile favorire l’assunzione, da parte dei soggetti a rischio, di antiossidanti attraverso l’alimentazione, e qualora questo non fosse sufficiente, tramite integratori alimentari”.
“Non c’è una cura per l’Alzheimer certo, ma qualcosa possiamo fare – conclude Liguri – e la biotecnologia basata sul glutatione è oggi a mio avviso la nostra arma più efficace.”




Crediti immagine: Allan Ajifo, Flickr

Commenti

Post popolari in questo blog

Ormoni prodotti da Sport, un connubbio unico per trasformare l'individuo

I liquidi per sigaretta elettronica non danneggiano le cellule dei bronchi

Sentirsi nel proprio corpo? Merito di percezioni coordinate dal cervello