Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

Immagine
Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

La selezione naturale (pare) sia passata anche sulla nostra pelle

La selezione naturale (pare) sia passata anche sulla nostra pelle

Pubblicato da Cristina Da Rold 
È opinione comune che probabilmente i primi ominidi avessero sviluppato una pelle scura per difendersi dai potenti raggi UV, che possono indurre il cancro alla pelle. 
Ora un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B da Mel Greaves, ricercatore presso l’Institute of Cancer Research (ICR) di Londra, pare confermare questa tesi.
 In particolare, esso suggerisce che la maggior parte delle persone di colore affette da albinismo nelle zone dell’Africa con più alto tasso di esposizione alle radiazioni UV, che corrispondono alle aree dove i primi esseri umani si sono evoluti, tendono a morire di tumore alla pelle in giovane età.
La ricerca ha dimostrato che l’80% del campione di persone albine provenienti da regioni dell’Africa Equatoriale sviluppa forme di tumore letali della pelle prima dei 30 anni e ciò, secondo lo studioso inglese, sarebbe il segno tangibile del ruolo di questo fattore per la selezione naturale del colore della pelle.
La genetica suggerisce che l’evoluzione di pelli ricche di eumelanina, che provoca il colore marrone-nero delle pelli scure, risalga a un periodo compreso tra 1,2 e 1,8 milioni di anni fa in Africa Orientale.
 I primi ominidi hanno cominciato a perdere pian piano la peluria che ne ricopriva il corpo, probabilmente per agevolare la fuoriuscita di calore dal corpo, e a sviluppare, come è accaduto agli scimpanzè, la feomelanina, caratteristica invece della pelle chiara, e che a differenza dell’eumelanina non offre una barriera adeguata contro i possibili danni genetici dei raggi UV che causano il cancro.
Molti studiosi concordano sul fatto che lo sviluppo della pelle nera in questi primi ominidi vada attribuito all’abilità dell’eumelanina di assorbire la radiazione ultravioletta, ma al tempo stesso essi hanno dibattuto a lungo a proposito di come possa al contempo proteggere l’uomo dal cancro, oltre ad altri benefici come prevenire i danni alle ghiandole sudoripare.
Proprio per queste ragioni, sostiene Greaves, i dati sull’incidenza del cancro associato all’età negli individui albini in Africa e America Centrale sembrano dimostrare che la possibilità di sviluppare il cancro della pelle ha rappresentato un elemento molto potente per la selezione naturale della pelle scura dei nostri progenitori.


Crediti immagine: Ferdinand Reus, Wikimedia Commons
http://oggiscienza.wordpress.com/2014/03/03/la-selezione-naturale-pare-sia-passata-anche-sulla-nostra-pelle/

Post popolari in questo blog

Ormoni prodotti da Sport, un connubbio unico per trasformare l'individuo

I liquidi per sigaretta elettronica non danneggiano le cellule dei bronchi

Sentirsi nel proprio corpo? Merito di percezioni coordinate dal cervello