Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Il disturbo depressivo fa invecchiare prima

Il disturbo depressivo fa invecchiare prima

Secondo una recente ricerca il disturbo depressivo ha una relazione con l’invecchiamento cellulare. I telomeri risultano più corti nella persona depressa, rispetto a chi non soffre il disturbo.

Sulla rivista “Molecular Psychiatry” è stato pubblicato uno studio effettuato dalla Vu University Medical Center, che è l'ospedale universitario affiliato con la VU University Amsterdam, nel quale è dimostrato che i pazienti condisturbo depressivo importante (mayor depressive disturb, MDD) hanno un aumentato rischio di insorgenza di malattie somatiche legate all'invecchiamento come le malattie cardiache, il diabete, l'obesità e il cancro.
Questo fenomeno è stato verificato misurandolo attraverso il controllo dell’accorciamento progressivo dei telomeri, che è direttamente legato all'invecchiamento.
Nei soggetti normali si verifica una perdita fra le 14 e le 29 coppie di basi del Dna che ne misurano la lunghezza, mentre nei soggetti depressi la perdita arriva anche a 83- 84.

Tutto ciò ha suggerito ai ricercatori che ci potesse essere un meccanismo biologico di invecchiamento che nel soggetto depresso è accelerato. Circostanza confermata dallo studio olandese sulla depressione e l’ansia che ha coinvolto 1095 pazienti affetti da MDD, 802 pazienti dimessi e 510 soggetti ancora sotto controllo.

Nel passato una serie di studi aveva evidenziato la correlazione tra la depressione e le malattie come il cancro, il diabete, l’obesità e le malattie cardiocircolatorie, ed il sospetto era che la depressione lasciava un segno permanente verificabile dall’accorciamento dei telomeri.

La coordinatrice della ricerca Josine Verhoeven e i suoi colleghi hanno analizzato più di 2400 persone, che per un terzo erano depresse, per un altro terzo lo erano state in passato oltre a 33 che in piena salute.

Ai partecipanti allo studio è stato richiesto di donare un campione di sangue da analizzare in laboratorio per lo studio dei segni di invecchiamento cellulare.

Effettivamente le persone che erano, o erano state, depresse avevano telomeri molto più corti rispetto a quelli che non avevano mai sperimentato questo disturbo psichico.

“Questo ampio studio fornisce prove convincenti che la depressione è associata a diversi anni di invecchiamento biologico” ha detto la dott.ssa Joasine , anche se non è ancora chiaro se questo processo di invecchiamento sia dannoso e se possa essere invertito.

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