Disturbi alimentari: scoperta nel cervello la centralina che spegne l’appetito
Nel nostro cervello c’è un interruttore che regola lo stimolo della fame, e un guasto al suo corretto funzionamento produce i problemi legati all’alimentazione di cui soffrono milioni di persone in tutto il pianeta. Un gruppo di scienziati americani ha finalmente scoperto questa sorta di ‘centralina’ della fame, e grazie
a questo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, è più probabile la nascita di terapie in grado di debellare definitivamente i disturbi alimentari, stimolando o sopprimendo il bisogno di fame dell’individuo.
Questa centralina controlla un gruppo di cellule nervose, ed è in grado di frenare la voglia di cibo quando il nostro corpo non lo ritiene opportuno, ad esempio subito dopo i pasti oppure durante il decorso di una malattia, o ancora quando nel cibo si avverte la presenza di tossine. Tuttavia quando non funziona correttamente la centralina, si producono gli squilibri che portano tante persone a combattere quotidianamente con i disturbi alimentari. Questi neuroni sono collocati nel nucleo parabrachiale del tronco encefalico, una regione del cervello già nota alla scienza per il suo ruolo nel controllo dell’appetito, ma di cui si ignoravano le cellule e i meccanismi coinvolti. Grazie al classico esperimento sulle cavie, gli scienziati dell’università di Washington a Seattle hanno scoperto, attraverso una sostanza chimica iniettata nell’area interessata, che attivando la centralina i topi non mangiavano, mentre spegnendo i neuroni la fame aumentava a dismisura. Inoltre gli studiosi hanno identificato la molecola espressa dai neuroni coinvolti, un peptide correlato al gene della calcitonina.
Secondo il il neurofisiologo Piergiorgio Strata dell’università di Torino, si tratta di ‘un lavoro interessantissimo condotto con tecniche molto sofisticate, che fornisce una conoscenza fondamentale per i disturbi del comportamento alimentare, come bulimia, anoressia e obesità‘, soprattutto perché i ricercatori statunitensi hanno scoperto che queste cellule della cosiddetta centralina hanno terminazioni nervose che arrivano all’amigdala, un’altra parte del cervello con cui sono in comunicazione, e che è strettamente connessa con la sfera emozionale dell’individuo. Dunque lo studio conferma la causa neurologica alla base dei disturbi alimentari e il loro collegamento alle emozioni: aver individuato la molecola permetterà in futuro di individuare terapie che andranno a colpire con più precisione ciò che origina la malattia. Un vero toccasana per milioni di persone nel mondo.
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