Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

Immagine
Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Diabete: La medicina è alle strette

Andrea Signini: Diabete: La medicina è alle strette


In Italia ammonta a quasi quattro milioni il numero di persone affette da diabete, la malattia cronica del fegato causata dalla mancanza di insulina e conseguente eccesso di glucosio nel sangue. 
La comunità scientifica è in allarme e
 comincia a parlare di vera e propria “epidemia” sebbene, salvo rari accenni, l’informazione di regime non muova un passo che sia uno. Le recenti stime mondiali confermano: “sfondato il tetto trecentosessanta milioni”. Ma vi è di più: si calcola che, nel 2030, il numero di diabeti­ci potrà scavalcare quota mezzo miliardo. Nemmeno gli under15 possono dichiararsi sereni/e. Tra co­storo, nel Mondo industrializzato, i/le pazienti sfiorano il mezzo milione.

Il 14 Novembre si celebrerà la “Giornata mondiale del diabete”. È auspicabile sperare che, oltre alle secchiate di retorica di rito, qualcuno tra esperti e ricercatori possa trovare il coraggio di richiamare alle proprie responsabilità le multinazionali produttrici di cibi e bevande nocive per la salute; le medesime che (guarda caso) traggono, tra le fasce giovanili di consumatori, i maggiori ricavi. Ma non sarà facile assistere ad un atto simile. E le ragioni sono sostanzialmente due: 1) la ricerca è gestita – manco a dirlo – dalle multinazionali farmaceutiche le quali non avrebbero al­cun interesse acciocché si giunga ad arginare il bacino di “consumatori di medicine”; 2) se anche doves­se levarsi una voce fuori dal coro non sarà difficile ridurla al silenzio nell’arco di breve. Duclis in fundo, le multinazionali del cibo, delle bevande e del farmaco sono imbrigliate l’una all’altra e condividono un unico obbiettivo: fare soldi.

fonte: Andrea Signini per Signoraggio.ithttp://www.signoraggio.it/andrea-signini-diabete-la-medicina-e-alle-strette/

Commenti

Post popolari in questo blog

Ormoni prodotti da Sport, un connubbio unico per trasformare l'individuo

I liquidi per sigaretta elettronica non danneggiano le cellule dei bronchi

Sentirsi nel proprio corpo? Merito di percezioni coordinate dal cervello