Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Perdere la memoria

Perdere la memoria

INFOGRAFICHE – Ogni 68 secondi, nel mondo, c’è un nuovo malato di Alzheimer. Secondo le stime del Global Report 2014, che anticipa di qualche giorno la XXI giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre), oggi sono 44 milioni le persone affette da questa malattia che distrugge in modo progressivo le cellule celebrali. Una cifra che è destinata a raddoppiare nel 2030 fino a raggiungere i 135 milioni nel 2050. Uno scenario da non sottovalutare, visto che il 71% dei pazienti vivrà in Paesi a basso e medio reddito, con accesso sempre più difficile alle cure e all’assistenza. Non a caso, l’Alzheimer’s Disease International ha dedicato il rapporto 2014 proprio alla prevenzione, come tentativo di ridurre il rischio.
La situazione è preoccupante anche in Italia, dove i malati di Alzheimer sono oltre 700 mila. E con il progressivo allungamento della vita media, nel 2050, saranno 3 milioni gli anziani che avranno bisogno di assistenza continua, con un peso sempre maggiore per le famiglie coinvolte.
Già oggi, sono quasi 3 milioni le famiglie che devono assistere una persona affetta da Alzheimer, spesso senza una rete di servizi in grado di assisterli. E come afferma Maria Luisa Raineri, assistente sociale ed esperta del Centro Studi Erickson “Per affrontare malattie degenerative come l’Alzheimer è indispensabile che la persona malata sia circondata da un ambiente nel quale si senta supportata e sostenuta. E per questo è fondamentale assistere anche i familiari che li assistono”. Negli ultimi anni, sta crescendo l’interesse verso alcuni approcci – come la Validation o l’ApproccioCapacitante© – che permettono di relazionarsi con maggiore facilità con le persone malate di Alzheimer, imparando anche a gestirne crisi, depressioni e atteggiamenti anche violenti.

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