Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Bevi caffè? Attento, può essere modificato

Bevi caffè? Attento, può essere modificato

Un progetto promosso dall’Universitàdi Padova, dall’Ateneo di Trieste e dall’Istituto di Genomica Applicata diUdine. 
Un gruppo di circa venti ricercatori coordinato da Giorgio Graziosi diDna Analytica s.r.l. dell’Università di Trieste e co-finanziato da Lavazza eIllycaffè, il cui amministratore delegato e presidente, Andrea Illy, chairmandel Promotion and market development committee dell’Interational CoffeeOrganization, ha ampiamente trattato, in diversi libri, degli aspettiscientifici e delle proprietà benefiche di tale pianta.
L’obiettivo era quello disequenziare un genoma di 2,6 miliardi di basi, lungho 1,4 metri, iniziando daldistinguere nella combinazione dei geni quelli tratti da uno o dall’altropredecessore: il Coffea canephora e il Coffea eugenioides. Un obiettivoimpegnativo ma pienamente riuscito, che si suppone aprirà nuove porte allaproduzione di questa pianta.
Il fine della ricerca, infatti, erastrettamente connesso alla produzione. Il clima si modifica sempre più e lapianta etiope resta sempre molto delicata. Il risultato è una fiorituradisomogenea che raramente segue il suo ciclo originario e la naturale sincroniaproduttiva di tutti i fiori diventando particolarmente soggetta a malattie eaborti.
Interesse parallelo era l’intenzionedi esaltare le proprietà organolettiche dei frutti, aromi e sostanze nutritivecome gli antiossidanti; e riuscire a produrre piante senza caffeina, eliminandocosì la necessità di decaffeinare chimicamente il caffé a posteriori.
Una ricerca che tiene presente il suopossibile utilizzo in campo agronomico e industriale e, come sostiene GiuseppeLavazza, chairman di Initiative for Coffee & Climate – International CoffeePartners, si rende necessario un Comitato Scientifico che riunisca aziende estudiosi e che stabilisca chi e come deve utilizzare, e a titolo gratuito, lenuove conoscenze su questo genoma.
Sembra quasi che non ci sia scampo.Studiare i geni porta al desiderio di modificarli… O non sarà forse ilcontrario; che il desiderio di modificare i geni sia in grado di finanziare iprogetti di ricerca a discapito del desiderio di pura conoscenza?

Giselda Campolo
http://www.signoraggio.it/bevi-caffe-attento-puo-essere-modificato/

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