Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Pazzi per il cioccolato? Ve lo si legge negli occhi

Pazzi per il cioccolato? Ve lo si legge negli occhi 

Le reazioni fisiologiche in risposta al piacere che deriva dal cibo si registrano anche a livello della retina e non solo nel cervello. Gli occhi non mentono neanche quando si tratta di preferenze alimentari: un semplice esame oculistico è sufficiente per misurare il livello di gradimento di alcuni cibi da parte del cervello.
 Un solo boccone del nostro cibo preferito innesca una serie di risposte chimiche i cui effetti sono visibili anche a livello della retina, come sostiene una ricerca americana pubblicata sulla rivista Obesity.
La macchina della verità 
Il cervello reagisce agli stimoli piacevoli, come quello di un cibo gradito, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore collegato al concetto di ricompensa. 
Un picco di dopamina, meno conosciuto, si registra anche a livello della retina quando l’occhio è esposto a uno stimolo luminoso. 
Finora si pensava che questi due meccanismi fossero totalmente indipendenti l’uno dall’altro. Un team della Drexel University di Philadelphia ha sottoposto 9 soggetti aelettroretinografia (ERG), un esame diagnostico che registra le reazioni della retina in risposta a fasci di luce. Quando i volontari hanno ripetuto l’esame addentando un pezzo di brownie al cioccolato, la reazione della loro retina è aumentata di intensità, come avviene in risposta a farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Lo stesso non è accaduto quando i soggetti hanno, invece, soltanto bevuto acqua. La prova, forse, che esiste una relazione tra il rilascio di dopamina nel cervello e quello oculare. Anche se il test andrà ripetuto su un campione più vasto, questi primi risultati suggeriscono che si possa registrare la reazione cerebrale in risposta al cibo anche con metodi più immediati e meno costosi dei soliti esami di imaging cerebrale. Come questo semplice esame oftalmologico.

Fonte: http://www.focus.it/scienza/salute/ti-piace-il-cioccolato-te-lo-leggo-negli-occhi_C12.aspx?rlabs=16

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