Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Sclerosi multipla, ipotesi cura dalle cellule della pelle trasformate in staminali

Sclerosi multipla, ipotesi cura dalle cellule della pelle trasformate in staminali
Lo studio è pubblicato su ‘Nature Communications’ dai ricercatori dell’Istituto di neurologia sperimentale del San Raffaele di Milano. Un lavoro condotto in collaborazione con il gruppo guidato dalla scienziata-senatrice a vita Elena Cattaneo. Nei topi malati i ricercatori hanno dimostrato la capacità delle staminali di ricostruire la mielina danneggiata

di Redazione F.Q. - 

Cellule della pelle ringiovanite fino allo stadio di bambine, riprogrammate e trasformate in staminali del cervello da trapiantare nel paziente per rigenerare tessuti nervosi lesionati. Il tutto senza alcun rischio di rigetto. Parla italiano la nuova speranza di cura contro le malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale, per esempio la sclerosi multipla.


Lo studio è pubblicato oggi su ‘Nature Communications’ dai ricercatori dell’Istituto di neurologia sperimentale (Inspe) dell’Irccs San Raffaele di Milano, coordinati da Gianvito Martino. Un lavoro condotto in collaborazione con il gruppo guidato dalla scienziata-senatrice a vita Elena Cattaneo all’università degli Studi di Milano. In topi malati di sclerosi multipla, i ricercatori hanno dimostrato la capacità delle staminali cerebrali ottenute dalla pelle di ricostruire la mielinadanneggiata.

Lo studio – finanziato principalmente dalla National Multiple Sclerosis Society (Nmss) e dall’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) con la sua Fondazione Fism – rappresenta per gli autori “un ulteriore passo avanti nello sviluppo di terapie a base di cellule staminali, in grado di ricostruire quelle aree di mielina danneggiata responsabili dei gravi danni neurologici della sclerosi multipla. Le cellule della pelle possono essere ottenute dallo stesso paziente, nel quale potrebbero essere trapiantate senza presentare potenziali problemi di rigetto”. La strada da percorrere è ancora lunga, tengono a puntualizzare gli scienziati, ma la prospettiva esiste ed è realistica. “Le cellule della pelle – spiegano dall’ospedale – possono essere trasformate in staminali del cervello mediante la cosiddetta riprogrammazione cellulare. Utilizzando un cocktail di molecole – ricordano infatti gli scienziati – in laboratorio si può far diventare una cellula della pelle una cellula staminale embrionale che, a sua volta, può diventare una cellula staminale del cervello”. Ma mentre lariprogrammazione cellulare è un procedimento già noto (la scoperta ha fruttato il premio Nobel per la Medicina 2012 al giapponese Shinya Yamanaka), “non era ancora noto il potenziale terapeutico di queste cellule in malattie infiammatorie del sistema nervoso centrale come la sclerosi multipla”.

La mielina, guaina glicoproteica che ricopre i nervi, è essenziale nel favorire e accelerare la trasmissione degli impulsi elettrici con i quali le cellule del sistema nervoso comunicano tra di loro. Nella sclerosi multipla il danneggiamento di questa guaina (demielinizzazione), indotto da eventi infiammatori la cui origine è tutt’ora sconosciuta, determina in varie aree del cervello e del midollo spinale dei pazienti (placche) un danno permanente e irreversibile, responsabile dell’accumularsi di handicap psico-fisici nel corso degli anni. Oggi i malati di sclerosi multipla sono oltre 2,3 milioni nel mondo, di cui 68 mila solo in Italia, e sono decine di migliaia i nuovi casi che si registrano ogni anno. La patologia colpisce prevalentemente i giovani adulti, con costi sociali stimati in circa 38-39 mila euro per ogni paziente all’anno. Le terapie a disposizione si basano per lo più sull’impiego di farmaci immunosoppressori o immunomodulanti, che tuttavia hanno un’utilità soprattutto preventiva. Non hanno infatti alcun effetto terapeutico nelle fasi tardive di malattia, sottolineano gli esperti, e/o quando il danno mielinico si è già instaurato. “La scoperta apre nuove prospettive per i malati di sclerosi multipla – afferma Martino, coordinatore della ricerca – poiché potrebbe rappresentare la base per lo sviluppo futuro di terapie innovative a base di cellule staminali, in grado di affrontare la malattia anche quando questa si è già instaurata e il sistema nervoso del malato è già compromesso”.

La scoperta milanese si basa sulla dimostrazione che la somministrazione per via intracerebrale di cellule neurali staminali, cioè cellule multipotenti in grado di differenziarsi in neuroni e in cellule che producono mielina (oligodendrociti) derivate dalle cellule della pelle, possono determinare un significativo miglioramento, sia clinico che neuropatologico, della malattia. Le cellule trapiantate riducono infatti l’entità del danno, e stimolano la produzione di nuova mielina capace di riavvolgere in maniera appropriata i nervi ‘denudati dal processo infiammatorio. “Questa protezione avviene in maniera rapida e adeguata – precisano gli scienziati – poiché è mediata da un fattore solubile neuroprotettivo prodotto dalle cellule trapiantate, denominato leukemia inhibitory factor (Lif), e non dalla sostituzione delle cellule danneggiate con quelle trapiantate”. “Anche se terapie a base di cellule staminali neurali si erano dimostrate già in passato efficaci nei modelli sperimentali di sclerosi multipla – aggiungono dal San Raffaele – questa nuova scoperta relativa all’effetto terapeutico delle staminali derivate dalla pelle è un ulteriore e deciso passo in avanti perché potrebbe, in un futuro non lontano, far sì che cellule staminali neurali vengano prodotte dal paziente stesso, evitando problemi di rigetto ed effetti collaterali imprevedibili”. Martino conclude così: “La strada rimane comunque ancora lunga, anche se i presupposti ci sono tutti. La speranza è quindi che nei prossimi anni tutto questo sforzo possa portare a un miglioramento dell’armamentario terapeutico a disposizione dei malati con sclerosi multipla”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/29/sclerosi-multipla-ipotesi-cura-dalle-cellule-della-pelle-trasformate-in-staminali/760254/



Condiviso da: http://www.informarexresistere.fr/2013/10/30/sclerosi-multipla-ipotesi-cura-dalle-cellule-della-pelle-trasformate-in-staminali/

http://pianetablunews.wordpress.com/2013/10/31/sclerosi-multipla-ipotesi-cura-dalle-cellule-della-pelle-trasformate-in-staminali/

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