Come gli antichi Greci trattavano la malattia mentale
Nell'antica Grecia, la malattia mentale era concepita in modo diverso da oggi. La parola "mania" indicava una possessione da parte di un'entità esterna, un demone o un dio, che alterava temporaneamente la psiche.
Platone, nel dialogo Fedro, distingueva diversi tipi di follia: quella del poeta ispirato dalle Muse, quella del profeta che vede il futuro, e quella amorosa. La mania era considerata una condizione reversibile, e il confine tra normalità e follia non era netto.
Trattamenti
Il medico Asclepiade, già nell'antichità, promuoveva trattamenti non traumatici per la follia: musica, teatro, conversazione, invece di segregazione e violenza. Un approccio che anticipa di secoli le intuizioni di Basaglia sulla riforma psichiatrica.
Conclusione
La concezione antica della malattia mentale, pur lontana dalla psichiatria moderna, conteneva elementi di umanità che sarebbero stati riscoperti solo molti secoli dopo.