Riscaldamento senza combustione: cosa dice la scienza sulla riduzione del danno da fumo

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Ho fumato per quarant'anni, con una pausa di tre.  Ho provato lo svapo, ho provato a smettere, poi sono tornato alle sigarette tradizionali — venticinque, trenta al giorno.  Finché, quasi per caso, ho incontrato un sistema diverso: non brucia, ma scalda il tabacco.  Non cercavo di smettere, solo di fumare meno e sentirmi meno appesantito. Eppure, senza pianificarlo, il mio consumo si è ridotto spontaneamente.  Non ho avvertito mancanze, solo una differenza netta: il gusto più pulito, la bocca meno pesante, la sensazione di un gesto più controllato.  Non è una rivoluzione, ma un compromesso realistico per chi non riesce a smettere del tutto e vuole ridurre i rischi. Riscaldamento senza combustione: come funziona La sigaretta tradizionale brucia il tabacco a temperature che superano gli 800 °C, generando migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.  La sigaretta elettronica classica, invece, vaporizza un liquido grazie a una resistenza che lo scalda: il...

Pineale e melatonina:"Accertati i devastanti effetti dell’esposizione EMF sull’essere umano.

Pineale e melatonina:"Accertati i devastanti effetti dell’esposizione EMF sull’essere umano.

Che il numero di malati di cancro aumenti giornalmente non è un mistero e qualcuno, o qualcosa, deve essere responsabile di questo oggettivo dato di fatto. Gli interessi politici, industriali, di mercato e della gente comune percorrono in questa ricerca di chiarimenti, strade diverse. 
Un esempio per tutti. 
Si dice che l’inquinamento da campi elettromagnetici (EMF) sia un problema di una certa gravità, ma le notizie che ci vengono propinate in proposito sono le più confuse possibili. 
Insospettisce che alcune case costruttrici di telefoni cellulari – sulla cui nocività il dibattito è aperto – consiglino
di non farne uso per più di un quarto d’ora al giorno. 
Supponendo che al produttore non interessi la nostra bolletta telefonica, quanto piuttosto la nostra salute, non si capisce l’invito ad un uso non prolungato del cellulare se tale apparecchio non è nocivo. 
Ci si consenta di dubitare che l’industria delle telefonia mobile abbia a cuore il nostro bene fisico, quanto la nostra capacità d’acquisto, ridotta a zero se siamo crepati di tumore. Cosa c’è dietro tutto ciò?

FRA I DISTURBI, INSONNIA E LETARGIA
Una ricerca di letteratura ci ha consentito di verificare qualcosa sull’inquinamento da onde elettromagnetiche ed affini. Partiti decisamente scettici, pensando si trattasse di una montatura dei media, ci siamo dovuti ricredere. La ricerca, via internet, ha riempito due megabyte di memoria nel nostro computer solo con i titoli di articoli scientifici pubblicati negli ultimi anni riguardo gli effetti di campi elettromagnetici su sistemi biologici (piante, animali superiori e inferiori e uomo). I risultati smentiscono recisamente che non ci siano ancora dati sufficienti per sapere se i campi elettromagnetici facciano bene o male o comunque interagiscano con noi. Gli effetti sono pressoché infiniti, reali e devastanti.

Tralasciamo per brevità gli innumerevoli esperimenti che vengono effettuati sugli animali e sulle piante e parliamo subito della razza umana.
Le esposizioni a campi elettromagnetici producono stati di percezione alterata, insorgenza di tumori, disturbi della visione e della percezione in generale, gravi problemi alla pelle, fenomeni di insonnia o di letargia, incapacità di orientamento, visione di esperienze irreali paragonabili alla somministrazione di farmaci droganti, incidenze di aborto su donne incinte, analgesia (incapacità di sentire lo stimolo del dolore) in alcune parti del corpo, e il missing time, cioè perdite di memoria.

LA PINEALE E LA RANA

La componente magnetica della radiazione sembra essere quella più pericolosa. 
Quella elettrica è più percepibile e quindi evitabile: prendere la scossa infatti non piace a nessuno. Il campo magnetico invece è più subdolo. 
Non si vede, soprattutto se è di minor intensità, ma agisce direttamente su una ghiandola del nostro cervello, la Pineale (epifisi).

Per capire meglio i sistemi biologici evoluti, la fisiologia ci viene incontro con il banale esempio della rana. 
Questo anfibio ha un cervello semitrasparente alla luce solare, ciò gli consente di far giungere i fotoni, la luce del Sole, alla ghiandola pineale che, essendo sensibile alla radiazione elettromagnetica, regola il ciclo circadiano dell’animale. In parole povere, la rana sa quando deve dormire e quando svegliarsi perché sente la lunghezza del giorno dalla conta dei fotoni svolta dalla sua pineale. 
Negli uomini questo effetto non c’è e lo stimolo viene dato alla pineale dal nervo ottico. 
Ad occhi aperti la luce passa, mentre ad occhi chiusi o nel buio, l’uomo pensa che deve dormire e si rilassa. 
Ciò che conta nell’uomo è che la pineale, tramite lo stimolo visivo, regola l’emissione di serotonina che, grazie all’enzima serotonina deacetilasi, si trasforma in melatonina.

MELATONINA E PERCEZIONE ALTERATA
La melatonina – ormone naturale di basso costo, fino a qualche tempo fa invendibile in Italia – da un lato fa parte del cocktail antitumore di Di Bella e serve per regolare il ciclo circadiano nell’uomo, dall’altro produce, se in dosi errate, una serie di malfunzionamenti di tutto il cervello umano. 
Dalla melatonina infatti dipendono reazioni chimiche che conducono all’alterazione di una vasta gamma di ormoni naturali in grado poi di alterare il chimismo dell’intero corpo umano. 

I risultati sono disastrosi quanto ancora incomprensibili. 
La melatonina ha la stessa struttura dell’acido lisergico o della N,N dimetiltriptammina e di una serie di alcaloidi dell’indolo ed oppiacei di varia natura. 
Il mescal dei Mescaleros o il fungo pejote produrrebbero gli stessi effetti di molecole di quel tipo.

La concentrazione di melatonina dunque influirebbe non solo sullo stato di salute generale, ma produrrebbe stati di percezione alterata o allargata. Oggi è noto che irraggiando con campi magnetici la ghiandola pineale questa si mette in movimento e si alterano i contenuti di melatonina con le conseguenze appena viste. 
Non si tratta di sole ipotesi. 
Floriano Papi e altri ricercatori dell’Università di Pisa, ad esempio, su “Bioelectromagnetics” del 1995, pagina 295, mettono in evidenza come alcuni esseri umani sottoposti ad un campo magnetico oscillante abbiano perso la sensazione dolorosa in alcune parti del corpo, tra cui i denti.

Lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato, in accordo con altri scienziati, che campi magnetici producono nei piccioni effetti di disorientamento simili a quelli ottenuti con la somministrazione di oppiacei (F. Papi ed altri, J. Exp. Biol., 166, 169, 1992). 
Alterazioni emozionali vengono altresì prodotte con campi magnetici (Anim. Behav., 52, 33, 1996). 
La NASA ovviamente sta studiando gli effetti della melatonina in alcuni volontari, come risulta da un articolo pubblicato su “Mini Mitter Newsletter” 1, 1998. Alcune aziende produttrici di microchips vorrebbero farci credere di studiare il rapporto tra melatonina e campi magnetici innestandoci questi aggeggi nell’ipofisi, passando attraverso la narice destra del nostro setto nasale. 
La tecnica, che fa uso di nuove metodologie, si chiama biotelemetria e sarà oggetto di un nostro futuro articolo.

FREQUENZE E FORMICHE
Non sarebbe dunque il campo magnetico vero e proprio a produrre effetti strani, ma l’alterazione di contenuto di melatonina che questo produrrebbe.
Perché allora scienziati benpensanti ne sostengono la non pericolosità e affermano che gli esperimenti non sono probatori in quanto non ripetibili? 
Dal canto nostro, come ricercatori chimici, ci siamo accorti che la ripetibilità degli esperimenti e quindi degli effetti sarebbe principalmente imputabile ad un parametro, non ancora preso in considerazione, costituito dalla frequenza del campo magnetico pulsato utilizzato. 
Non sarebbe la potenza del campo magnetico – che al massimo stabilisce la quantità dell’effetto – ma la frequenza del campo impiegato a stabilire che tipo di effetto può produrre sul nostro cervello.

Evidentemente, dunque, non solo alcune conseguenze di campi EM sarebbero devastanti e negative, ma se ne potrebbero verificare persino di positive, legate a guarigioni da particolari patologie. 
La melatonina, infatti, sembra in grado di essere prodotta dal corpo umano anche in particolari stati di concentrazione nervosa, sotto controllo di diete particolari e di forti emozioni. È forse la melatonina la principale responsabile delle guarigioni miracolose? 
“Non ringraziare me…è la tua fede che ti ha guarito…” dice Gesù più di una volta nel Nuovo Testamento.

Osservando delle formiche che, in fila indiana, ad un certo punto della loro marcia, si sono sensibilmente staccate dal muro che seguivano con tanta dovizia per poi, dopo aver fatto pochi centimetri, riavvicinarvisi nuovamente, ho notato che in realtà si allontanavano da un cavo dell’alta tensione agganciato al muro e una rapida misurazione con un apposito apparecchietto mi ha dimostrato che le formiche accusavano la presenza di un piccolo campo magnetico inferiore a 0,01 mTesla. 
Altre prove svolte nelle vicinanze mi hanno confermato questa interessante osservazione, che pare non sia stata riportata da alcuna pubblicazione scientifica.
Questo mi ha dato la certezza del perché le formiche c’erano prima della comparsa dell’uomo sulla Terra e, se continua così, perché ci saranno anche quando l’uomo sarà scomparso.


TRATTO DA: DIONIDREA

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