I neuroni riprendono a nascere e L' ALZHEIMER si arresta.

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I neuroni riprendono a nascere e  L' ALZHEIMER si arresta. L’anticorpo A13 contrasta le sostanze tossiche che bloccano la nascita di nuovi neuroni nella prima fase dell’Alzheimer. La Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini ha scoperto una molecola che arresta l’Alzheimer nella sua prima fase grazie alla nascita di nuovi neuroni, contrastando di fatto il degrado degli stessi causato dalla malattia nel corso della sua fase precoce. Lo studio che ha condotto alla scoperta è completamente italiano e, oltre alla Fondazione EBRI, presso la quale è stato portato avanti, ha visto la collaborazione del CNR, della Scuola Normale Superiore e del Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma Tre. I ricercatori, guidati da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, hanno appurato che la nascita di nuovi neuroni (neurogenesi) si riduce nelle prime fasi dell’Alzheimer, perché la malattia accumula sostanze tossiche chiamate A-Beta oligom...

Ricerca: 18enne studia e cura il suo proprio tumore

Ricerca: 18enne studia e cura il suo proprio tumore                                                                      


La storia di Josh Sommer a cui era stata diagnosticata una rara forma di cancro alle ossa, il cordoma. Dopo 7 anni è riuscito a sconfiggerlo: 

Lo scorso 10 ottobre si è svolto il Forbes Healthcare Summit al quale hanno partecipato 250 tra dirigenti, imprenditori e politici.
Una delle storie che ha più colpito la platea riguarda Josh Sommer, ora direttore esecutivo della Chordoma Foundation, ma solo
sette anni fa un giovane ad un passo dalla morte.

A 18 anni infatti, riporta Forbes, gli era stato diagnosticato il cordoma, un raro tumore al cranio e alla colonna vertebrale, con un tasso di guarigione del 30%. 

Preoccupato, ma ancora speranzoso andò, senza essere studioso della materia o ricercatore, a informarsi nel miglior laboratorio del Paese che studia questo tipo di cancro. Guarda caso nella sua università. Ne rimase molto deluso.

La ricerca che era in corso infatti oltre ad andare molto a rilento era completamente priva di un coordinamento tra i ricercatori. C’era bisogno di più di un laboratorio che lavorasse alle cure. 

Decise allora con sua madre di fondare laChordoma Foundation e tutt’oggi, a sette anni di distanza e con la malattia alle spalle, sta cercando di spingere gli scienziati a fare progressi più veloci per comprendere meglio e combattere questo tipo di cancro. 

“I pazienti – ha spiegato il giovane ai partecipanti del convegno – non si accontentano solamente di ottenere benefici dalle terapie che voi producete. I pazienti sono i primi a voler fare da partner nello sviluppo di nuovi trattamenti”. 






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